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Itinerari per tutti

La strada delle Abbazie

Abbazia di Chiaravalle
Abbazia di Chiaravalle - la torre campanariaAbbazia di Chiaravalle - InternoAbbazia di ViboldoneAbbazia di Viboldone - la navata centraleAbbazia di Viboldone - InternoLa Certosa di Garegnano

Inconfondibile, tra i campi di mais in estate o nella nebbia dei pomeriggi invernali, spunta la Ciribiciaccola. Così i milanesi chiamano la torre campanaria dell’abbazia di ChiaravalleFormata da due sezioni di forma ottagonale, ciascuno dei quali diviso a sua volta in due parti, la Ciribiciaccola svetta dal tiburio dell’abbazia ed è caratterizzata dall’abbondanza di archetti pensili di varie forme, con cornici lavorate e accompagnate dai pinnacoli conici bianchi che delimitano le zone. Bifore, trifore e quadrifore sono in marmo di Candoglia, mentre le monofore sono in cotto. Ancora oggi, la campana di questa spettacolare torre campanaria viene azionata manualmente di monaci, tramite una corda che pende in mezzo all’incrocio tra il transetto e la navata centrale della chiesa.

Per le persone con disabilità motoria, il modo migliore per raggiungere l’abbazia è utilizzare l’auto. Due posti auto riservati ai titolari di pass disabili sono disponibili in via Sant’Arialdo, sul lato destro dell’abbazia.

L’abbazia di Chiaravalle è un complesso monastico cistercense situato nel Parco agricolo Sud Milano. Venne fondata nel XII secolo da San Bernardo di Chiaravalle come filiazione dell’abbazia cistercense di Citeaux. La fondazione dell’abbazia di Chiaravalle segnò anche un momento importante nella storia di Milano: grazie alle bonifiche dei terreni circostanti e alle opere idrauliche realizzate dai monaci che la abitavano, la bassa milanese conobbe uno straordinario sviluppo agricolo ed economico nei secoli successivi alla sua fondazione.

L’abbazia, quindi, fu un importante centro di sviluppo agricolo ed economico. Ma non solo: rappresenta infatti uno dei primi esempi di architettura gotica nel nord Italia. Oltre alle sue linee eleganti, si possono ammirare gli affreschi interni della chiesa, che vennero realizzati tra il ‘500 e il ‘700 da importanti artisti dell’area milanese come Bernardino Luini e i fratelli Fiammenghini.

La comunità monastica venne soppressa nel 1798 dalla Repubblica Cisalpina voluta da Napoleone Bonaparte e il complesso andò in rovina. Solo a fine 800 iniziarono le attività di recupero e nel 1952 il cardinale di Milano, Ildefonso Schuster, diede il via libera al ritorno di una comunità di monaci nell’abbazia che oggi – tra le varie attività – sono impegnati nella produzione di prodotti alimentari di vario tipo (in vendita presso la bottega dell’abbazia). Il percorso della visita comprende la chiesa, il chiostro, la cappella di San Bernardo. Per visitare l’antico mulino, invece, è necessario prenotare.

Chi volesse conoscere meglio e scoprire le specificità, la storia e la grande ricchezza culturale di quest'area che parte proprio dall'Abbazia di Chiaravalle può visitare il sito del progetto "La Valle dei monaci".  Una rete di realtà impegnate a ricucire un territorio strategico di Milano - dal centro città al suo sud, fino a Chiaravalle e Melegnano - oggi apparentemente disgregato, per trasformarlo in una nuova opportunità culturale, spirituale, turistica ed economica, per la città metropolitana. Un progetto che coinvolge l’associazione Nocetum, diverse cooperative sociali, l’associazione Borgo di Chiaravalle, il Parco Agricolo Sud Milano.

L'abbazia di Viboldone
Terminata la visita non resta che rimettersi in auto e dirigersi verso la seconda tappa di questo itinerario immerso nel verde: l’abbazia di Viboldone. Nel parcheggio sono presenti circa venti posti auto, di cui uno riservato ai titolari di pass disabili.

Per la bellezza della sua architettura e dei suoi affreschi trecenteschi, l’abbazia è uno dei più importanti complessi medievali della Lombardia. La chiesa venne fondata nel 1176 dagli Umiliati e i lavori vennero completati nel 1348. I monaci e le monache che abitavano l’abbazia conducevano una vita di preghiera e di lavoro, dedicandosi soprattutto alla lavorazione della lana e alla coltivazione dei campi con tecniche assolutamente innovative per l’epoca.

Come avvenne anche per l’abbazia di Chiaravalle, anche quella di Viboldone venne chiusa (dal governo austriaco) e per decenni rimase in condizione di abbandono. Solo nel 1940, ancora per iniziativa del cardinale di Milano, Ildefonso Schuster, le monache benedettine tornarono ad animare i chiostri dell’edificio dedicandosi – oltre alla produzione di confettura – a un’importante attività di editoria religiosa e teologica.

La facciata della chiesa è a capanna, caratteristica per le bifore aperte sul cielo, con tessitura muraria in mattoni a vista, solcata da due semicolonne che la tripartiscono, con decorazioni di pietra bianca. L'impianto della chiesa è a sala rettangolare, a tre navate di cinque campate ciascuna, inquadrate in archi trasversali a sesto acuto. Prima campata in stile romanico e le successive, realizzate nel corso del Duecento, in stile gotico con colonne in cotto che sorreggono alte volte a crociera. La chiave di volta, al centro delle crociere, è circondata da spicchi racchiusi in un cerchio, con i colori dell'arcobaleno, segno dell'amicizia di Dio con gli uomini.  Inoltre, la chiesa accoglie numerosi e celebri affreschi di Scuola giottesca.

L’associazione Amici dell’Abbazia di Viboldone organizza visite guidate tutti i primi sabati del mese, con partenza alle ore 15.30

La certosa di Garegnano
L’ultima tappa di questo itinerario si trova a una trentina di chilometri di distanza. Lasciamo il Parco Agricolo Sud Milano per ritornare in città e visitare la Certosa di Garegnano. È possibile parcheggiare l’auto nei parcheggi pubblici in prossimità della Certosa (a circa 20 metri dal cancello principale è presente un posto auto riservato alle auto munite di pass disabili.

La certosa è un monastero abitato dai monaci certosini, di norma situato in zone solitarie. Prende il nome dalla “Grande Chartreuse” (Grande Certosa) che si trova sul massiccio della Chartreuse sulle Alpi francesi. Anche se oggi l’edificio si trova a pochi chilometri dal cuore di Milano, quando venne fondata, nel 1349, si trovava all’esterno delle mura cittadine di Milano, in quello che all’epoca era il borgo di Garegnano. Qui, i monaci potevano trovare quell’isolamento richiesto dalla loro regola.
Il complesso – realizzato su iniziativa del Vescovo e signore di Milano, Gianluca Visconti – venne dedicato alla Madonna ed era inserito all’interno del Bosco della Meralata, una zona molto frequentata da briganti e banditi che nel 1449 razziarono la certosa, impadronendosi di oro e preziosi.

Il complesso è opera venne realizzato tra il XVI e il XVII secolo, mentre la chiesa venne successivamente rielaborata in forme tardo-rinascimentali nel 1562. La facciata della certosa presenta dei moduli frammisti tra gli stili rinascimentale e barocco composti da molte statue, obelischi, fregi e fiamme. Si compone di tre ordini scanditi da lesene corinzie binate che dividono le varie nicchie contenenti effigi di santi e vescovi.

All'interno il soffitto è sovrastato da un tiburio di forma ottagonale, mentre tutta la chiesa, si presenta ad un'unica navata con volta a botte e stucchi geometrici. Celebre è il ciclo pittorico, eseguito in due tempi da Simone Peterzano (maestro di Caravaggio). La sala capitolare conserva, nella volta, un bellissimo affresco con San Michele. Pur mutilata del chiostro grande (distrutto all'epoca della secolarizzazione napoleonica), e lambita dal cavalcavia che collega alle autostrade, la Certosa resta un monumento di notevole interesse.